I crampi notturni alle gambe : esiste una soluzione sana, gratuita e con efficacia immediata.

Molti parky soffrono di quello che in modo criptico la scienza chiama RLS (Restless Legs Syndrome), ossia sindrome delle gambe senza riposo. Noi le chiamiamo : crampi, fastidio o … tortura.

Il fastidio si manifesta prevalentemente nelle ore notturne o comunque a riposo. Ci impedisce di addormentarci o ci sveglia nel cuore della notte. Non riusciamo  a stare fermi, avvertendo la necessità impellente di muovere le gambe. Questo ovviamente ci impedisce di rilassarci ed addormentarci.

La RLS viene spesso definita un sintomo del Parkinson. Non siamo del tutto convinti di questa classificazione, pensiamo sia almeno correlata ai farmaci o ad una concausa tra Parkinson e farmaci. Facciamo questa affermazione perchè :

  1. Abbiamo spesso notato che eliminando alcuni farmaci il fastidio scompare
  2. Chi non assume levodopa difficilmente ne soffre

D’altra parte abbiamo anche notato che un potenziamento della attività dopaminergica (aumento dei dosaggi della levodopa o adozione di un farmaco dopaminergico) fa spesso scomparire la RLS.

Rimanendo in attesa che la scienza ci spieghi questo “fastidio” vogliamo divulgare un semplice espediente che risolve il problema a livello emergenziale. Non è una soluzione strutturata ma può aiutarci a sopravvivere alle notti peggiori. Stiamo parlando della termoterapia, un rimedio che affonda le sue radici nella notte dei tempi, ne parlava anche Ippocrate nei suoi scritti.

La termoterapia è uno strumento terapeutico che  sfrutta il calore a scopi curativi o analgesici. Il calore può essere prodotto da fonti esterne (è per esempio il caso di bagni termali, fanghi, termoforo, sabbiature ecc.).

Scopo della termoterapia è, in linea generale, quello di determinare una vasodilatazione con riattivazione della circolazione sanguigna, accelerazione del metabolismo, degli scambi nutritizi dei vari tessuti e dell’attività ghiandolare. Al calore vengono poi riconosciute anche proprietà analgesiche e ipotensive.

Quindi cosa possiamo fare di notte quando i crampi non ci fanno dormire ?

Possiamo immergere le gambe nell’acqua calda. Proveremo un sollievo istantaneo ed i crampi nella maggior parte dei casi scompariranno. Rimaniamo nella vasca almeno 15 minuti massaggiando le zone più interessate dai crampi.

Se non abbiamo la vasca ma la doccia, recuperiamo uno sgabello di plastica, sediamoci nella doccia con la schiena appoggiata alla parete ed i piedi completamente poggiati a terra. Mettiamo un asciugamano sulle gambe e cominciamo a bagnare con acqua calda sempre massaggiando i muscoli.

Quando torniamo a letto cerchiamo di tenere le gambe al caldo, avvolgendole ad esempio con una coperta.

Esistono anche fasce termiche che possono essere riscaldate nel forno a microonde o alimentate con energia elettrica. Sono molto efficienti e mantengono il calore a lungo ma facciamo attenzione alla temperatura ed alla sicurezza !!!

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La soluzione suggerita è ovviamente un rimedio per gli eventi più fastidiosi ed improvvisi. Se i crampi si verificano continuamente rivolgetevi al vostro neurologo per valutare eventualmente  un adattamento della terapia farmacologica.

Può essere colpa del FERRO

Prima di modificare la terapia o trasformarci in esseri anfibi notturni … può essere utile indagare il livello di ferro nel sangue, un eventuale deficit può essere la causa della RLS.

Anche l’interruzione di alcuni farmaci può causare la RLS

Per completezza di informazioni riportiamo anche che la disintossicazione dagli oppiacei è associabile con la comparsa di sintomi simili alla RLS durante l’astinenza. Come Associazione di pazienti abbiamo spesso sentito parky lamentare di questo fastidio subito dopo l’interruzione di dopaminergici, in questo caso la situazione si risolve autonomamente nel giro di pochi giorni.

 

 

Beviamo … responsabile ! Cosa e come dovrebbe bere un parky.

Rispondiamo collettivamente alla domanda che molti ci pongono quotidianamente ed ancor più d’estate. Cosa e come dovremmo bere ?
Per prendere le medicine orali il consiglio che molti neurologi danno è acqua a temperatura ambiente o leggermente fresca – NON GHIACCIATA -.
Per le medicine solubili (ad esempio il Sirio che si scioglie spesso male rimanendo in buona parte nel bicchiere o sul cucchiaino), è preferibile utilizzare acqua frizzante o gassata. Per chi prende la vitamina C tramite Cebion o Magnesio Supremo si può prendere contemporaneamente.
Alcuni parky trovano beneficio nell’assumere le dosi di Levodopa sorseggiando del Tè verde, in particolare la qualità giapponese “Matcha” in infusione.
Il Tè verde è ricco di sostanze – la L-Theaina in primis – che agevolano la produzione di Dopamina.
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Alcuni “colleghi” d’estate preparano al mattino una bottiglia da un litro con due bustine di Tè verde – o equivalente in infusione – che usano nel corso della giornata per assumere i medicinali per via orale. A questa abbinano un altro litro di acqua normale durante i pasti.
Le bevande alcoliche sono fortemente sconsigliate perchè possono ridurre sensibilmente l’effetto benefico dei farmaci e di alcune integrazioni come la vitamina B1.
Sono altresì sconsigliate tutte le bevande ghiacciate e molto gassate perchè possono complicare la fase digestiva ed arrecare danno all’apparato digerente che per noi è molto importante mantenere in perfetta efficienza visto che è la via attraverso il quale assimiliamo i farmaci.
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Riportiamo infine il consiglio dei “tre bicchieri” : per accelerare l’entrata in azione delle medicine assunte oralmente si suggerisce di bere tre bicchieri in sequenza dopo aver ingoiato la pasticca, l’acqua le farà superare lo stomaco facendola entrare nell’intestino tenue dove avviene effettivamente l’assimilazione.
Per i parky che hanno problemi nella deglutizione (disfagia) ricordiamo che :
  • la prima cosa è la posizione durante la deglutizione : busto eretto, piedi ben poggiati a terra e possibilmente avambracci appoggiati sui braccioli
  • l’ambiente deve essere accogliente, luminoso e deve mettere a proprio agio la persona
  • chi assiste deve trovarsi di fronte ed alla stessa altezza degli occhi
  • sono sconsigliati tutti gli alimenti che hanno consistenza mista (liquida, cremosa e solida)
  • le bevande liquide possono essere  assimilate tramite una cannuccia magari di dimensioni generose

Il Comitato Italiano ASSOCIAZIONI PARKINSON entra in azione

Si è tenuta il 28 giugno a Milano la prima riunione in presenza del Comitato Italiano Associazioni Parkinson. Sono intervenuti :

All’incontro dell’11 luglio saremo ricevuti dal Ministero della Salute e dal  Ministero per gli Affari Regionali in seduta unica a Roma in Lungotevere Ripa, 1 e dal Ministero dei Trasporti in altra sede. La delegazione sarà composta da : Franco Minutiello, Giulio Maldacea, Stefania Lavore,, Franco Guido Salvi e Tony Marra. Per chi vorrà fare un saluto alla delegazione suggeriamo di vederci in Lungotevere Ripa 1 alle 9.30.

Per sostenere la campagna #NONSIAMOPIUPAZIENTI del Comitato Nazionale Associazioni Parkinson clicca qui.

Per maggiori informazioni potete rivolgervi alle singole associazioni promotrici oppure potete scrivere direttamente al Comitato alla seguente email : comitatoparkinson@gmail.com

FIRMA SUBITO LA PETIZIONE ONLINE : AIUTACI, NON SIAMO PIU’ PAZIENTI

“OGM, la grande truffa”, il nuovo libro di Dario Dongo aiuta WeAreParky

OGM, la  grande truffa” è il nuovo libro di Dario Dongo, fondatore del portale GIFT – Great Italian Food Trade, che agita la bandiera del Made in Italy sostenibile e di qualità per combattere la degenerazione nelle produzioni agroalimentari globalizzate.

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L’ autore denuncia la massiccia aggressione all’ ambiente e alla salute dell’ umanità avviata con la diffusione degli OGM. “Basta costringere la filiera alla dipendenza dai propri mezzi, e il controllo sull’ oro verde potrà estendersi a vari altri aspetti di economia, politica, società. Imperialismo. Sine cura della devastazione del pianeta e dei suoi ecosistemi, la salute della popolazione e degli animali”, dichiara.

Ricco di fonti e rimandi a studi e analisi, il libro incasella le informazioni che svelano il vero ruolo degli OGM. Una “gigantesca frode delle ‘Corporations’ che, dietro false promesse di ‘evoluzione’ , usano gli Organismi geneticamente modificati come un semplice ‘cavallo di Troia’ per realizzare il predominio diretto sulla produzione globale di derrate agricole di base”, scrive Dario Dongo.

Il totale ricavato dalla vendita del libro in forma cartacea è devoluto alla nostra Associazione WeAreParky. Ringrazio l’amico Dario per tanta generosità.

Io e Dario ci siamo conosciuti un anno fa per le comuni difficoltà deambulatorie che, seppur causate da motivi ben diversi, ci hanno avvicinato e forse rinforzato l’empatia. Dario si batte per una migliore qualità dei prodotti alimentari venduti nella grande distribuzione.

Il libro in forma cartacea composto da xxx pagine è acquistabile per l’importo di € 23,00. Per procedere con l’acquisto effettuare un bonifico di € 23,00 (spedizione inclusa) direttamente alla nostra Associazione :

Associazione Weareparky ONLUS
Sede : Vitorchiano VT 01030 – Via Gramignana 1
C.F. 9011874056

IBAN : IT24F0303214500010000001662<
Credito Emiliano spa – CREDEM
Filiale di Viterbo
Via Valerio Tedeschi, 20
01100 Viterbo

Inviare i CRO unitamente all’indirizzo dove volete venga spedito il libro a Marta Strinati alla seguente email : martastrinati@gmail.com

Al dr Dongo, al suo staff ed a tutti coloro che decideranno di aiutarci dedichiamo il nostro pensiero “Noi, per Voi“.

Se volete visitare la pagina Facebook di GIFT : https://www.facebook.com/GreatItalianFoodTrade

Grazie.

Giulio Maldacea – Presidente di WeAreParky ONLUS

www.weareparky.orginfo@weareparky.org

Vitamin B1 and Parkinson : The final results of the research carried out by WeAreParky

It has taken 18 months to answer the very important question:

Is Vitamin B1 effective in improving the quality of life of people who have Parkinson’s disease ?

to answer to this question we have:

  • Carried out a first 30 days trial test directly supervised by the association = positive results
  • Prepared and posted on line a questionnaire = over  60% of the participants have found an improvement in their quality of life
  • Put in place  a research  through which we came across five (n. 5) other international studies all characterized by positive results
  • Provided, during these past 18 months, assistance to more than 300 people with PD  who  had contacted us directly = more than 2/3 of the people have found an improvement in their quality of life
  • asked neurologists for their opinions and/or  input =  the vast majority of them  expressed perplexity on the efficacy of vitamin B1
  • asked other associations, that operate for similar causes, to  jointly collaborate and share information = unfortunately their responses were not very promising
  • asked other professionals (molecular biologists, chemists, nutritionists, etc…) for their opinions and/or input : almost all of them have expressed an interest for the research;  some of them even suggested other approaches while others  have provided valuable insights or information;

Interestingly some of them had already conducted experiments  to test the efficacy (or lack of it) of Vitamin B1 when taken specifically for this pathology.

Based on all of the aforementioned research activities, (consisting in the findings gained from running an independent 30 day experiment) newly acquired information and feedbacks we can affirm that :

  • First and foremost the integration of vitamin B1 cannot cure Parkinson disease nor it can replace the traditional prescription drug therapy
  • For people with Parkinson the integration of vitamin B1 can only provide an improvement to their quality of the life
  • On the positive side, for people with PD, the integration of vitamin B1 can be an excellent motivational factor  to conduct a fitting lifestyle, which in turn through good nutrition, regular  physical activity and a positive emotional approach would :
    • sensibly improve the quality of life
    • slow down the progression of the disease
    • reduce medication regimen and accordingly reduce proven side effects

In which cases it is desirable to integrate vitamin  B1 ?

Just like all the other vitamins it is desirable to integrate B1 when its physiological levels are low and they cannot be restored to normal levels, even by adjusting and/or improving the daily nutritional diet,  (it must be kept in mind that B1 it is particularly abundant in cereals high in fiber  and in swine’s meats).
Hence, to ascertain if the level of Thiamine (B1) is normal, it will suffice to do a specific blood test  that would provide the actual value of Thiamine, whose acceptable levels range from 2-5 micrograms for deciliter.
We have found that people with PD seldom have optimal values of vitamin B1, particularly in  people who are over the age of fifty.

Obviously the lower it is the value of B1 when the trial begins the higher will be the benefits gained  by taking it.    

Why in certain people it doesn’t have any effect?

In our research we came across some cases where the integration of B1 didn’t produce any tangible benefits.

We believe that, this was due to the fact that the level of Thiamine was already at its maximum and once reached this upper limit the excess gets expelled through the urine or it could be due to a wrong diet, given that the consumption of alcohol, drinking of coffee or the digestion of heavy foods can easily interfere with the absorption of Vitamin B1.

What is the best way to integrate Vitamin B1?

Currently in Italy Vitamin B1 can be acquired either over the counter (tablets : no prescription needed) or with prescription (vials : prescription needed) and it comes in three different types :

  • Benerva in tablets of 300 mgs  (no prescription required – “over the counter”)
  • Benerva in vials of 100 mgs / 1 ml (prescription required )
  • Biovea B1 in tablets of 500 mgs (no prescription required – “over the counter”)

Considering that a person with PD must maintain, for all her/his life, optimum levels of B1, it would be naïve to think of using vials, if not just for an initial phase.

The taking of medication by I.M. injections will prove to be quicker and more effective as compared to the ones taken by mouth.

We have found that on average four (n. 4) tablets of Benerva 300 mg  would be equivalent to  one (n.1) intramuscular injection.

The Biovea B1 received the most positive feedback, not only for the dose titration of Thiamine (tablet of 500 mg, but also because it contains 100 mg of magnesium, an extremely important element for the production of cellular energy). 

Normally the medication regimen consists of one tablet per day for the first month at the end of which it is worthwhile to repeat blood tests to ascertain le level of Thiamine.

It is recommended to alternate with a similar period where there is no intake of Thiamine (B1).

It is highly recommended to consult with a nutritionist who has had extensive experience in advising  patients with PD.

How should Vitamin B1 be integrated with prescription drugs therapy?

Often the importance of a proper diet combined with the intake of Vitamins is often underestimated or taken too lightly both from the patients and from the clinicians (neurologists, assistants, etc..).

Probably it is easier to increase the dosage of the medication (first and foremost levodopa) to allay the discomfort perceived by the patient instead of undertaking more complex and perhaps beneficial alternatives that a trained or specialized nutritionist, if consulted, could provide.

The dismal conditions that characterize the current state of the (SSN) Italian National Sanitary Service certainly don’t help.  In many cities there are no medical centers that specialize in the treatment of PD.  Neurologists are overwhelmed by their workload or stuck in red tape or trying to navigate in a petrified bureaucracy.

Besides, the exceedingly specialist-oriented approach of recent years doesn’t allow for the treatment of a pathology that by its nature requires a multi-disciplinary intervention

Seldom will Neurologists exhort patients  to monitor the level of the Thiamine prior to the integration of  the Vitamin (B1).

The mere fact that vitamin B1 can be purchased just like an over the counter medicine (does not require a prescription,  exception being made for Thiamine Benerva in vials) directly by the patient it would imply that it is not covered by the “Mutua”  (Italian governing body in matters of health services and prescriptions drugs) but luckily it has a reasonable cost of roughly 8 € /month .

It is advisable though to consult a nutritionist who has particular knowledge in recommending diets for people with PD; this special knowledge would enable her/him to provide valuable insights and advise with regard to the interaction : food-nutrition.

Recent reports tend to suggest that, from a drug-interaction standpoint, Vitamin B1 could alter or interfere with  conventional prescription drug therapy.

Should one decide to start integration of Vitamin B1, we suggest to do so at a time when the symptoms are stable and by simply not altering the medication regime (levodopa),  this would allows us to have a clearer picture should new symptoms arise

Possible side effects caused by high doses of Vitamin B1  (Dott. Costantini) * * News 03/04/17 **

We have received a note directly from the Dott. Costantini, which addresses the possible side effects of Vitamin B1, that we would like to share by publishing it :

“The use of vials for intramuscular (I.M.) injection of Vitamin B1  can produce a  very serious allergic reaction  known as “anaphylactic shock”.  Such reaction is very rare and has occurred only when high doses of the medication were administered repeatedly intravenously. Also very rare have been reactions known as nettle-rash (urticaria) which would require the suspension of the therapy and other one known as “Generalized Itch”. This last one can be taken care of by administering  low doses of antihistaminic. Furthermore, the use of high doses of vitamin B1 taken by mouth or by intramuscular injection con manifest itself with symptoms typical of an overdose whose incidence would be 5 -7 for thousand of the treated cases. Here we are dealing with an unpredictable event but not dangerous for the patient. As a general rule the initial minimum dose administered for the cure of diverse  neurodegenerative disorders consists of two vials of 100 mg per week or 4 grams per day to be taken by mouth.  If in time these doses should result excessive for that particular patient it would occur that after an initial improvement  the patient would start noticing a reduction in the efficacy of the treatment and the reappearance of the symptoms that had initially regressed.

Increased symptoms of anxiety and irritability con also be observed. Should this be the case the therapy is suspended for a few days and in a joint decision with the prescribing physician arrangements are made to predetermine the entity by which the prescribed  medicine on should be reduced.  In general we reduce the dose by 50 %. In the last five years we have treated, even with higher doses, roughly 2000 patients of which 1500 were people that had Parkinson disease.  Routine laboratory tests (normally taken during regular check-ups)  exhibited values that fell within the acceptable range nor the patients displayed any signs of clinical distress. We had two cases of nettle-rash (urticaria), and two cases of generalized itch. In one case we had to suspend the treatment because it provoked vomit when taking the medicine”.

Who should not integrate Vitamin B1 ?
** News 03/04/17 **

To maintain the level  B1 near the maximum levels for prolonged periods can cause an acceleration of the biorhythms and therefore produce a potential impulse capable of fostering the  growth of preexisting breeding grounds of tumor cells.

We must keep in mind that we are speaking of “potential risk”, as of today there has been no reported case, actually we made reference to this at the urging of an oncologist we also believe that we have an ethical duty to report this and to make all reasonable efforts  to provide complete information.

It is strongly recommended that patients with cardiovascular pathologies MUST first consult with their family physician before embarking on an integration of vitamin B1 because they could have a negative or adverse  interaction with other drugs that they might be taking (for instance Warfarin / Coumadin® and Digdoxin / Lanoxin)

How to maximize the benefits of the integration of vitamin B1? Therapy 2.0.

By now it must be clear to everyone that  Parkinson disease cannot be challenged single handedly with a pharmaceutical approach.

In the long run the increased dosage of the medicines to counter the  progression  of the disease, will eventually lead to a worsening of the side effects brought about by the same medicines.

It has been demonstrated through scientific research and also mentioned in numerous neurological conferences  and/or annual meetings that from a neuroprotective standpoint regular physical activity will provide higher benefits than the ones gained through prescription drug therapy.

We recommend that you become fully aware of what has been said above and that you take it upon yourself to lead a lifestyle that follows the guidelines indicated in what we call : Therapy for the Parkinson 2.0 (english version available in a few weeks).


Translated by WeAreParky volunteer Pino Porpiglia (Thanks Pino 😉 )

Il sito di WeAreParky vola !

Il sito della nostra associazione è gestito da volontari, non è promosso da campagne pubblicitarie, non ha sponsor ed è costituito da oltre 200 tra pagine ed articoli scritti per la maggior parte ex-novo da noi per noi.

Come da programma da gennaio abbiamo dedicato maggiori sforzi ed impegno alla comunicazione ed all’informazione ed i risultati non sono mancati, se osservate il grafico potete rendervene conto. L’anno scorso solo il mese di aprile ha avuto un picco in occasione della Run 4 Parkinson che abbiamo organizzato a Roma.

E’ importante anche il livello di internazionalizzazione che ci fa essere visitati praticamente da buona parte del pianeta.

Questo è un successo di tutti gli editor, degli amici, dei collaboratori e di tutti i parky e caregiver che magari anche solo con una segnalazione hanno attivato una ricerca o una campagna.

Bravi tutti, grazie e avanti così !

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Associazione WeAreParky ONLUS – http://www.weareparky.org

Impiegano troppo tempo i nuovi farmaci per il Parkinson?

Introduzione

Pochi giorni fa la testata Panorama pubblicava un articolo dal titolo “Parkinson: in arrivo nuove cure per bloccare la malattia” basato su una intervista del prof Alberto Albanese. Il buon Moretti insegna “… le parole sono importanti !” e “in arrivo nuove cure per bloccare la malattia” su una persona affetta da una malattia neurodegenerativa – per cui ad oggi non esiste una cura sana – sono parole molto potenti, piene di speranza. “In arrivo” ci riporta all’annuncio dell’altoparlante nella metro, due minuti, cinque, massimo dieci. Scorrendo l’articolo si parla di 1 o 2 anni, accettabile, ma magari ! Mi soffermo poi sul virgolettato di Albanese : “Vi saranno novità da tre differenti linee di ricerca. La prima è quella genetica. Cominceranno le sperimentazioni di virus geneticamente modificati sull’uomo capaci di inserire geni che curano i sintomi e forse bloccano l’evolversi della malattia”. Tradotto significa che nella migliore delle ipotesi siamo in fase preclinica, poi ci saranno le tre fasi dei test clinici, la revisione e l’approvazione delle agenzie per i farmaci per poi immettere il farmaco sul mercato con un periodo di vigilanza. Considerando che parliamo di un virus modificato geneticamente se tutta va bene parliamo di minimo 15 anni, forse, con una ottima percentuale che il farmaco non risponda come previsto e che quindi venga sottoposto a revisioni o completamente abbandonato. Mi ritorna in mente il titolo “… in arrivo nuove cure per bloccare la malattia”.


Le persone con Parkinson, come tutti i pazienti con malattie inguaribili e progressive, vorrebbero che il ritmo di scoperta e di disponibilità dei nuovi farmaci fosse abbastanza veloce in modo da poter arrivare a beneficiarsi del trattamento in vita.

Purtroppo, il numero e la frequenza di sviluppo di nuovi farmaci è sempre considerato insufficiente (non senza ragione) per coloro che vedono la loro salute che si sta deteriorando giorno dopo giorno irrimediabilmente.

Perché ci mettono così tanto i nuovi farmaci ad arrivare ai pazienti? Diamo un’occhiata alle fasi di questo processo per capire un poco meglio il passaggio dall’interesse per un composto o una molecola fino a che non diventa disponibile per il trattamento di una malattia specifica e con una posologia definita.
ricerca

Lo sviluppo di farmaci comprende verificarne la sicurezza, l’efficacia, la formulazione e produzione. Normalmente, gli studi di sicurezza iniziano con vari esperimenti chiamati studi preclinici. Quando questi studi confermano che il candidato a farmaco è sicuro, ha inizio la valutazione negli esseri umani in una serie di studi noti come studi clinici.

Gli studi preclinici sono prove che vengono realizzate in un contesto d’uso controllato scientificamente di colture cellulari e modelli animali. Lo scopo di studi preclinici è quello di prevedere come agisce l’organismo sul farmaco in studio (farmacocinetica), come agisce il farmaco in studio sul corpo (farmacodinamica) e se il candidato a farmaco può comportare rischi potenziali per la salute o effetti collaterali tossici.

Per far sì che un nuovo farmaco o una terapia divengano di uso generale, è necessario un rigoroso iter di sperimentazione. Si tratta di esperimenti programmati, che hanno lo scopo di valutare il trattamento più appropriato di pazienti affetti da una determinata condizione.

Tale iter è rappresentato da una serie di passaggi obbligatori: ovvero gli stadi successivi che compongono la sperimentazione clinica e permettono di affrontare e risolvere incognite riguardanti la sicurezza (tossicità, tollerabilità), la posologia (dose e via di somministrazione) e, l’utilità clinica, inclusi i vantaggi rispetto ad eventuali farmaci già in commercio per le stesse indicazioni terapeutiche, del nuovo farmaco.

Si parla di studi clinici di fase I, II e III, definiti studi preregistrativi. Questi vengono utilizzati per richiedere alle autorità competenti la registrazione del nuovo farmaco, ossia l’autorizzazione alla commercializzazione ed alla prescrizione, o l’autorizzazione all’utilizzo per nuove indicazioni terapeutiche se il farmaco è già in commercio.

FASE I. Il primo passo nella sperimentazione di un nuovo farmaco è quello di determinare la sicurezza di singole dosi singole in un piccolo numero di volontari sani. Questa fase aiuta i ricercatori a capire alcuni aspetti su come funziona il farmaco in questione e si stabilisce anche il dosaggio da utilizzare successivamente.

FASE II. Se il trattamento risulta essere sicuro, iniziano studi per determinare l’efficacia del farmaco nel persone con la condizione da trattare. Questi studi possono durare diversi mesi o anni e coinvolgere un numero maggiore di persone. Lo studio potrà essere:

  1. a) controllato: il farmaco viene confrontato con un trattamento standard o placebo;
  2. b) doppio cieco: né i ricercatori né i partecipanti sanno quale trattamento sono ricezione;
  3. c) randomizzato: i partecipanti sono assegnati in modo casuale a ricevere un trattamento attivo o placebo

FASE III. Se un farmaco mostra efficacia, viene condotto uno studio più ampio. Questi studi clinici possono essere condotti in diversi centri (multicentrici) e in diversi Paesi, e possono durare diversi anni. Tali studi consentono ai ricercatori di valutare con maggiore precisione il potenziale del nuovo farmaco in una più ampia gamma di persone e confrontarlo con i trattamenti esistenti.

Autorizzazione EMA (European Medicines Agency). I dati di tutte le fasi precedenti e i risultati degli studi clinici vengono presentati all’autorità di regolamentazione competente. Se le autorità decidono che il nuovo farmaco è efficace, sicuro e incontra gli standard di qualità, viene rilasciata l’autorizzazione all’immissione in commercio o di licenza.

Autorizzazione AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco). Successivamente all’autorizzazione da parte dell’EMA, l’Agenzia Italiana del farmaco opera le sue valutazioni fornendo le indicazioni specifiche per l’utilizzo di quel determinato farmaco.

Enti locali. L’iter di approvazione che porta le terapie alle persone si conclude solo quando anche le singole regioni ed in alcuni casi le singole ASL inseriscono nei loro prontuari il nuovo farmaco. In genere in questa fase viene anche attuato uno specifico piano di farmacovigilanza.

In media, ci vogliono tra i 10 ed i 15 anni per completare diverse fasi della fase di sviluppo di un farmaco. La maggior parte dei farmaci sperimentali non arrivano mai al mercato.

Articolo scritto da Fulvio Capitanio – Unidos contra el Parkinson
https://www.facebook.com/unidoscontraelparkinson

Introduzione di Giulio Maldacea – Presidente Associazione WeAreParky ONLUShttp://weareparky.org