Xadago® : 20 anni di attesa. Era ora !

Era ora !

Sono tre giorni che siamo sommersi da messaggi, mail e telefonate di parky e caregiver che vogliono sapere come fare per avere lo Xadago®, “… il farmaco italiano che cura il Parkinson …”. E’ un ottimo farmaco, ma non “cura” il Parkinson, non esiste una cura per il Parkinson.

Siamo allibiti e per questo abbiamo predisposto questo articolo per fare chiarezza. Siamo allibiti dal fatto che i pazienti chiamino noi per avere informazioni e quando rispondiamo “perchè non sente il suo neurologo ?”,  le risposte (a campione) sono scoraggianti :

  1. “l’ho fatto ma non ne sa nulla”
  2. “l’ho fatto ma ha detto che è uguale all’Azilect”
  3. “l’ho fatto ma quando mi ha detto che ci voleva il piano terapeutico ho lasciato perdere, troppo complicato”
  4. “non l’ho fatto perchè tanto mi risponde come al solito che la terapia va bene così come è”

Siamo allibiti anche dai contenuti delle news uscite, citiamo ad esempio “… l’ok USA all’anti-Parkinson italiano …”. Che cosa è un “anti-Parkinson” ? Nell’italiano medio è una cura per una malattia ad oggi incurabile e visto che è falso è una vera cattiveria dare speranze inesistenti ! Ma questo al giornalista di turno cosa importa ? L’importante è fare tanti like, visto che oramai sono pagati a peso di pollici in su.

Nello stesso articolo si dice che l’origine del Parkinson “per il 20% è genetica e per l’80% è di origine sporadica” ! Cosa è una origine “sporadica” ? Quell’80% sono, conti alla mano, solo in Italia, 240.000 persone ! A me “sporadico” non me l’ha mai detto nessuno !

Un farmaco in standby per 20 anni

La safinamide è stata sintetizzata da Farmitalia Carlo Erba nel 1998. Successivamente Farmitalia venne acquisita da Pharmacia ed il Prof. Fariello, che lavorava in Farmitalia, fondò la Newron e portò avanti lo sviluppo della molecola per la terapia del Parkinson. Vi è stato un ritardo nella messa in commercio perché mancò l’accordo economico. Finalmente è intervenuta l’azienda farmaceutica italiana Zambon che ha creduto nel prodotto ed ha affiancato la Newron. È stata ottenuta l’autorizzazione alla immissione in commercio in Europa nel mese di febbraio 2015 ed è stato subito commercializzato in Germania. Il rimborso a carico del Sistema Sanitario Nazionale italiano è stato conseguito nel mese di marzo 2016. La FDA lo ha autorizzato anche negli USA a marzo 2017.
A rimetterci sono stati i pazienti che hanno dovuto attendere 20 anni perchè l’industria trovasse un accordo economicamente vantaggioso.

Che cosa è

Lo Xadago® è un inibitore delle mono-aminossidasi tipo B (MAO-B) che fa durare di più la dopamina ed i suoi livelli nel cervello. Questo vale sia per la dopamina prodotta dai neuroni che per quella venga assunta come farmaco (levodopa). Di fatto lo Xadago® non può essere utilizzato in monoterapia e come principale beneficio è in grado di ridurre le fluttuazioni On/Off.

In Italia molti pazienti lo hanno utilizzato in sostituzione allo Jumex® o all’Azilect®. Secondo alcuni studi scientifici condotti lo Xadago® è in grado sul medio-lungo periodo di rallentare l’aggravamento dei sintomi.

A chi può essere utile

Xadago® può essere utile nei seguenti casi :

1) paziente già in terapia con levodopa
2) paziente che presenta fluttuazioni motorie (On/Off)

È disponibile in compresse da 50 e 100 mg. Si inizia con 50 mg e poi, se necessario, si può aumentare la posologia a 100 mg.

Per essere prescritto a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) richiede un piano terapeutico ovvero la impostazione di una terapia che lo preveda da parte dello specialista neurologo.

Lo studio che convalida l’efficacia sul medio-lungo periodo

Sul Journal of Parkinson’s Disease (http://www.journalofparkinsonsdisease.com/) è stato pubblicato un articolo scientifico che riporta i risultati di uno studio fatto su oltre 1500 pazienti per 6 anni e che si conclude affermando : “… i pazienti che sono stati trattati con un farmaco Mao-B inibitore (Xadago@) per un periodo più lungo di tempo hanno evidenziato un migliore stato clinico ed un peggioramento rallentato”.

Qui trovate l’articolo completo

Zambon S.p.A.

Zambon è un’impresa familiare italiana che da 109 anni opera nell’industria farmaceutica e della chimica fine che si è guadagnata nel tempo una forte reputazione per prodotti e servizi di alta qualità. Zambon ha una presenza consolidata in tre aree terapeutiche: respiratorio, dolore, donna ed è fortemente impegnata nell’ingresso all’interno dell’area del Sistema Nervoso Centrale. Zambon SpA copre tutta la filiera produttiva grazie a Zach (Zambon Chemical), partner privilegiato per la produzione di API, generici e prodotti custom. Il Gruppo si sta inoltre focalizzando sul rafforzamento dell’area respiratoria con il trattamento per la cura di patologie severe come l’asma, la broncopneumopatia cronico ostruttiva (BCPO), la fibrosi cistica e sull’area terapeutica del Sistema Nervoso Centrale con Xadago ™ (safinamide) per il trattamento di Parkinson. Zambon ha sede a Milano ed è stata fondata a Vicenza nel 1906. È presente con filiali in 15 Paesi, oltre di 2.600 dipendenti e unità produttive in Italia, Svizzera, Francia, Cina e Brasile. I prodotti Zambon sono commercializzati in 73 paesi.

Newron Pharmaceuticals

Newron è una società biofarmaceutica che concentra le proprie attività sullo sviluppo di terapie innovative rivolte a pazienti che soffrono di malattie del Sistema Nervoso Centrale (SNC) e al trattamento del dolore. La società ha la sua sede centrale a Bresso, a poca distanza da Milano, in Italia. Oltre a Safinamide Newron possiede prodotti in pipeline in differenti fasi di realizzazione, indirizzati verso promettenti trattamenti di malattie rare che includono il composto denominato sarizotan per pazienti affetti dalla sindrome di Rett, i composti conosciuti con i codici sNN0031 e sNN0029 rivolti rispettivamente al trattamento di pazienti che soffrono di morbo di Parkinson non responsivi ad altre terapie e al trattamento della sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e il composto ralfinamide per pazienti affetti da rare patologie dolorose. Newron sta inoltre sviluppando il composto NW-3509 che si presenta potenzialmente come il primo trattamento in associazione con altri farmaci per la terapia di prima scelta in pazienti schizofrenici con sintomi positivi.

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